Attentati di Parigi: un anno dopo

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Promemoria dei fatti

Venerdì 13 novembre 2015, è un giorno normale fino alle 21:20 circa. Ora in cui inizierà il primo attacco rivendicato dall’organizzazione terroristica Stato islamico (detta «Daech»), nei pressi dello Stade de France , dove si gioca una partita amichevole di calcio Francia-Germania, al quale assiste il presidente François Hollande. Il personale di sicurezza che rifiuta loro di entrare nel recinto dello stadio, tre terroristi si fanno esplodere in quelli che sono i primi attentati suicidi in Francia.

Poi tre individui mitragliano terrazze di caffè e ristoranti a Parigi, in diverse strade del 10º e 11º arrondissement. Due di loro scappano, il terzo si fa saltare in aria.

L’attacco più lungo e più letale è avvenuto nella sala dello spettacolo del Bataclan (anche nell’11º arrondissement), dove 1.500 persone assistono al concerto del gruppo rock americano Eagles of Death Metal e altri tre jihadisti aprono il fuoco sul pubblico, prima che un attacco delle forze dell’ordine vi ponga fine e uccida i terroristi.

«È un atto di guerra commesso da un esercito terrorista, Daech», dichiara il Presidente della Repubblica la notte degli attentati. Il bilancio ufficiale delle vittime riporta 130 morti e 413 feriti ricoverati, 99 dei quali in situazione di emergenza assoluta.

La portata dell’evento è tale che il governo decreta lo stato di emergenza: la polizia effettua numerosi controlli in tutto il paese per rintracciare i criminali in fuga e prevenire futuri attacchi, mentre il presidente della Repubblica incontra a turno i grandi leader mondiali per mettere in piedi una coalizione allargata per «distruggere Daech» nei suoi feudi di Siria e Iraq.

L’unico sopravvissuto del commando responsabile di questi attacchi, Salah Abdeslam, è catturato vivo dalla polizia belga a Molenbeek il 18 marzo 2016, dopo quattro mesi di fuga.

Questa mattina, un anno dopo i fatti, si è tenuta una serie di commemorazioni sui vari luoghi degli attacchi alla presenza di personalità politiche. Hanno messo in mostra targhe commemorative per non dimenticare le vittime innocenti e hanno reso loro omaggio. Molte persone, non necessariamente vicine alle vittime, sono venute a raccogliersi sotto la massima sicurezza.

Un anno dopo, un abitante del fiume testimonia. Si pensava che ci fosse solo qui. Dalla mia finestra vedo tutto questo.Anche un anno dopo non trovo ancora il sonno» confida a una giornalista di Francia Televisione questa mattina davanti a una delle terrazze prese di mira la sera di venerdì 13 novembre 2015 verso le 21:40. Vedete solo le persone che sono a terra, ma sotto di loro, vedete cosa? Una pozza di sangue. Queste persone erano venute per rilassarsi. Restate a bere un caffè, rilassarsi, era un venerdì sera, per vivere» conclude.

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